Wednesday, November 23, 2011

L’umile trova tutto il coraggio nella sua incapacità


La Filotea  - III parte - Capitoli 1-15
Gruppo in lingua italiana: 
Gábor Hartai, Marco Jin Won, Virgilio Radici

Brani che ci colpiscono

Capitolo I - LA SCELTA NECESSARIA NELL’ESERCIZIO DELLE VIRTU

Come la regina delle api non esce mai senza essere circondata da tutto il suo piccolo popolo, così la carità non entra mai in un cuore senza condurre al suo seguito tutte le altre virtù [...] (119).

“Ci sono, a dire il vero, delle virtù che hanno un impiego quasi universale, per cui, non soltanto non devono essere praticate separatamente, ma anzi devono arricchire delle loro qualità gli atti di tutte le altre virtù. Per esempio, le occasioni di praticare la forza, la magnanimità, la munificenza, non sono molto frequenti; altre virtù invece, come la dolcezza, la temperanza, l’onestà e l’umiltà devono dare colore e splendore agli atti di tutte le altre virtù. Non è che non ci siano virtù superiori in eccellenza; ma il fatto è che queste sono richieste con maggior frequenza. Lo zucchero è più buono del sale, ma il sale ha un impiego più frequente e più generale”. (120)

«Quando siamo combattuti da qualche vizio, abbracciamo la virtù contraria, sempre che siamo in condizione di farlo, riconducendo le altre a quella. In tal modo sconfiggeremo il nemico e continueremo a progredire in tutte le virtù.

Se sono combattuto dall’orgoglio e dalla collera, devo assolutamente chinarmi e piegarmi all’umiltà e alla dolcezza; per riuscirvi, ricorrerò all’orazione, ai Sacramenti, alla prudenza, alla costanza, alla sobrietà» (123).

Comunità degli studenti a Sacrofano

Capitolo II - CONTINUAZIONE DEL MEDESIMO DISCORSO SULLA SCELTA DELLA VIRTÙ

“Agli inizi, S. Bernardo era rigido e rude con coloro che si ponevano sotto la sua direzione[...]. Si accusò di essere troppo rigido e severo e si trasformò in un uomo tanto cordiale e arrendevole con tutti, da potergli applicare il detto: Tutto a tutti, per conquistare tutti”.  (125)

[...] noi abbiamo iniziato un cammino per diventare persone oneste, gente devota, uomini pii, donne pie; ecco perché dobbiamo impegnarci seriamente. Se poi Dio ha deciso di innalzarci fino a quelle perfezioni angeliche [estasi, rapimenti..., cf 126], sapremo essere anche dei buoni angeli; in attesa, con molta semplicità, umiltà e devozione, esercitiamoci alle piccole virtù, messe da Nostro Signore alla portata del nostro impegno e del nostro lavoro: e sono, ad esempio, la pazienza, la bontà, la mortificazione del cuore, l’umiltà, l’obbedienza, la povertà, la castità, la dolcezza nei confronti del prossimo, la sopportazione delle sue imperfezioni, la diligenza e il fervore delle cose sante (127).

Capitolo III - LA PAZIENZA

Dominare la propria anima è la massima aspirazione dell’uomo, e il dominio dell’anima è commisurato al livello della pazienza! (128).

“Non limitare la tua pazienza a un genere determinato di ingiurie o di afflizioni, ma estendile a tutte quelle che il Signore ti manderà o permetterà che tu incontri”. [...] Il vero paziente, ossia chi vuole servire Dio, sopporta con animo uguale le tribolazioni unite al disonore e quelle che danno onore. [...] Le punture delle api fanno più male di quelle delle mosche; allo stesso modo il male che riceviamo dalla gente per bene e le opposizioni che ci fanno, risultano molto più difficili da sopportare che qualunque altra”.  (129)

Il vero paziente non si lamenta del male e non desidera essere compatito; ne parla con naturalezza, sincerità e semplicità, senza lamenti, senza rimpianti, senza esagerazioni; se lo compatiscono, sopporta con pazienza i compatimenti, a meno che addirittura siano per mali che non ha; in tal caso, con molta umiltà, farà notare che quel male non l’ha e poi si manterrà con animo sereno nella pace tra la verità e la pazienza, ammettendo sì il male, ma senza lamentele (131-132).

Capitolo IV - LUMILTÀ ESTERIORE

Per ricevere la grazia di Dio nei nostri cuori, dobbiamo vuotarli di noi stessi (133).
“Il bene vero si conosce come il vero balsamo: la prova della genuinità del balsamo si fa distillandolo nell’acqua; se va a fondo e rimane sommerso è valutato finissimo e prezioso”. (134)
Chi può avere perle non va alla ricerca di conchiglie: coloro che tendono alla virtù, non si agitano alla caccia di onori (136).

Capitolo V - LUMILTÀ INTERIORE

«[...] Non dobbiamo temere che il conoscere i doni che [Dio] ha posto in noi ci gonfi; è sufficiente che abbiamo sempre presente questa verità: ciò che di buono c’è in noi non viene da noi.
Rifletti: i muli, animali pesanti e maleodoranti, non cessano di essere tali solo perché sono carichi di mobili preziosi e profumati appartenenti al principe. Che cosa abbiamo di buono che non ci sia stato dato?» (137).

[...] l’umile trova tutto il coraggio nella sua incapacità: più si sente debole e più diventa intraprendente, perché tutta la sua fiducia è riposta in Dio, che si compiace di manifestare la sua potenza nella nostra debolezza e far trionfare la sua misericordia basandola sulla nostra miseria (140).

Capitolo VI - L’UMILTÀ CI FA AMARE L’ABIEZIONE

C’è tuttavia differenza tra la virtù dell’umiltà e l’abiezione; l’abiezione è la pochezza, la bassezza e la meschinità che alberga in noi, senza che ci pensiamo; la virtù dell’umiltà invece, è la conoscenza veritiera e l’ammissione della nostra abiezione (142).

L’apice dell’umiltà così intesa consiste non soltanto nel riconoscere la nostra abiezione, ma nell’amarla ed esserne contenti; non per mancanza di coraggio o di generosità, ma per esaltare maggiormente la Maestà divina e dare al prossimo una stima maggiore che a noi stessi (142-143).

Capitolo VII - COME VA CONSERVATO IL BUON NOME PRATICANDO L’UMILTÀ

[...] la carità richiede e l’umiltà di buon grado accetta, che noi desideriamo e conserviamo con cura il buon nome (147).

Tuttavia nella difesa del nostro buon nome non dobbiamo essere troppo zelanti, esatti e puntigliosi: quelli che sono delicati e sensibili in modo esagerato per tutto ciò che concerne la loro reputazione, assomigliano a quelli che ingurgitano medicine per il minimo disturbo: costoro, infatti, volendo proteggere la loro salute, la rovinano del tutto; così, chi vuole, con troppa premura, proteggere il proprio buon nome, lo perde del tutto, e sai perché? La tenerezza verso se stessi rende strani, ribelli, insopportabili, pasto ideale per i maldicenti (147-148).

I coccodrilli fanno del male soltanto a coloro che ne hanno paura; la maldicenza fa del male solo a chi se ne preoccupa (148).

I coccodrilli di Sampran

Capitolo VIII - LA DOLCEZZA VERSO IL PROSSIMO E IL RIMEDIO CONTRO L’IRA

«[...] bisogna invocare l’aiuto di Dio, quando ci sentiamo agitati dalla collera, ad imitazione degli Apostoli, sballottati sul mare dal vento e dalla tempesta: comanderà alle nostre passioni e subentrerà una grande calma. Ma non mi stancherò mai di ripeterti che l’orazione che si fa contro la collera in atto che ci sta travolgendo, deve essere fatta con dolcezza, tranquillità, non con violenza. È una norma generale per tutti i rimedi contro questo male.

Di più, appena ti accorgi che ti sei lasciata andare a qualche atto di collera, rimedia con un atto di dolcezza, nei confronti della stessa persona con cui ti sei irritata» (154).

Capitolo IX - LA DOLCEZZA VERSO NOI STESSI

Riguardo alle continue cadute nel vizio, ci invita alla calma e... «[...] Coraggio, mio povero cuore, eccoci caduti nella trappola da cui avevamo promesso di stare lontano; rialziamoci e liberiamocene per sempre, invochiamo la misericordia di Dio e speriamo in essa; d’ora in poi ci darà la sua assistenza per renderci più decisi, rimettiamoci in cammino con umiltà.

Coraggio, d’ora in poi stiamo in guardia, Dio ci aiuterà, ce la faremo. E su questa correzione vorrei costruire un solido e fermo proposito di non ricaderci più, prendendo i mezzi più idonei a tal fine, compreso il parere del mio direttore spirituale» (157).

Capitolo X - LE OCCUPAZIONI VANNO AFFRONTATE CON ATTENZIONE, MA SENZA PRECIPITAZIONE E FRETTA ECCESSIVA

«Accetta in pace le incombenze che ti capitano, e cerca di portarle a termine con ordine, una dopo l’altra. Se vuoi farle tutte in una volta e disordinatamente, farai soltanto sforzi che ti angustieranno e prostreranno il tuo spirito; e finirai quasi sempre schiacciato sotto il loro peso e senza risultato.

In tutte le tue occupazioni appoggiati completamente alla Provvidenza di Dio, che è la sola che possa dare compimento ai tuoi progetti; tuttavia, da parte tua, lavora dolcemente per cooperare con essa , e sii certa che se confidi in Dio, il risultato che conseguirai sarà sempre il migliore per te, sia che ti sembri personalmente buono che cattivo.

[...] quando gli affari sono così importanti che richiedono tutta la tua attenzione per riuscire bene, ogni tanto dà uno sguardo a Dio, come fanno coloro che navigano in mare i quali per raggiungere il porto previsto, guardano più il cielo che la nave. Così Dio lavorerà con te, in te e per te, e il tuo lavoro sarà accompagnato dalla gioia» (160).

Sotto il cielo di Roma

Capitolo XI - L’OBBEDIENZA

Obbedisci [...] con dolcezza, senza repliche; con prontezza, senza ritardi; con gioia, senza tristezza; soprattutto obbedisci con amore, per amore di colui che, per amor nostro, si è fatto obbediente fino alla morte in Croce, e che, come dice S. Bernardo, preferì rinunciare alla vita piuttosto che all’obbedienza (162).

[...] Gli obbedienti sono dei fortunati, perché il Signore non permetterà mai che si perdano (163).

Capitolo XII - LA NECESSITÀ DELLA CASTITÀ

«[...] il nemico, [...], dice S. Girolamo, spinge fortemente le vergini al desiderio di provare il piacere. A tal fine lo rappresenta loro molto più attraente e delizioso di quanto non sia; questo le turba molto, dice quel Padre, perché pensano che quello che non conoscono sia più dolce.

La piccola farfalla ci è maestra: vedendo la fiamma così bella vuol provare se non sia altrettanto dolce; e, spinta da questo desiderio, non si arrende finché, alla prima prova, ci rimane. I giovani agiscono allo stesso modo: si lasciano talmente affascinare dal falso e vuoto luccichio delle fiamme del piacere che, dopo averci girato intorno con mille pensieri curiosi, finiscono per cadere e perdersi». (165-166).

Filotea, è proprio vero, nessuno vedrà Dio se non è casto, nessuno abiterà nella sua santa tenda se non è puro di cuore; e, come dice il Salvatore stesso: I cani e i peccatori di sensualità ne saranno esclusi, e beati i puri di cuore perché vedranno Dio (167).

Gárbor Hartai

Capitolo XIII - CONSIGLI PER CONSERVARE LA CASTITÀ

«Nel modo più assoluto, Filotea, non frequentare le persone licenziose, soprattutto se in più, sono anche svergognate, il che avviene quasi sempre; sai perché? Sono come i caproni che, leccando i mandorli dolci, li rendono amari. [...] Tieniti sempre vicino a Gesù Cristo crocifisso; fallo spiritualmente con la meditazione e realmente con la santa Comunione: perché allo stesso modo che coloro i quali si coricano sull’erba detta “agnus castus” diventano casti e puri, se tu riposi il cuore su Nostro Signore, che è il vero Agnello casto e immacolato, scoprirai presto che la tua anima e il tuo corpo sono mondati da tutte le sozzure e le sensualità» (170).

I signori Virgilio e Marco

Capitolo XIV - LA POVERTÀ DI SPIRITO OSSERVATA NELLE RICCHEZZE

«Se sei molto attaccata ai beni che possiedi, se ne sei tutta presa e ci metti dentro il cuore e i pensieri, e temi con un timore intenso e ossessivo di perderli, credimi, hai ancora la febbre [...].

Se capita che tu perda dei beni e che il tuo cuore rimanga desolato, fortemente afflitto, credi a me, Filotea, vuol dire che lì c'era molto del tuo affetto. Infatti l'afflizione per la cosa perduta è la prova più certa dell'affetto che si aveva per essa» (173).

Capitolo XV - COME DEVE ESSERE PRATICATA LA POVERTÀ REALE RIMANENDO RICCHI DI FATTO

Quando i nostri beni sono legati al cuore, se la grandine, i ladri o gli imbroglioni ce ne strappano una parte, che urla, che agitazione, che tormento ne abbiamo! Ma se i nostri beni sono attaccati a noi solo per la cura che Dio vuole che ne abbiamo e non sono attaccati al cuore, se ce li strappano, non sarà per quello che daremo in smanie e cadremo in svenimento (177-178).

Sintesi di Gábor Hartai
Foto di Joe Boenzi

Tuesday, November 22, 2011

Come il balsamo e l’olio



L’introduzione alla vita devota, Parte terza
Gruppo Polacco
Tomasz Łukaszuk, Jan Marciniak, Tomasz Hawrylewicz
21 novembre 2011


Riflettendo sui primi capitoli della terza parte dell’opera di s. Francesco di Sales, La Filotea, il nostro gruppo ha condiviso i seguenti argomenti:

  • lo ZUCCHERO (primo capitolo della terza parte) - è molto buono e dolce, ma il SALE  ha uso più vasto. Questa realtà quotidiana si può paragonare con le virtù - bisogna concertarsi e lavorare su queste virtù che non soltanto piacono per qualche momento, ma hanno una funzione pratica per ogni giorno (come temperanza, onestà, umiltà)
  • nel capitolo ottavo appare  SACRO CRISMA, quale viene usato per battesimo e la cresima. Sacro crisma è composto dall’olio di oliva e del balsamo. Anche se sono due spezie, appare unico profumo. L’unità nella vita si può acquistare praticando due virtù:  l’umiltà (come il balsamo) e dolcezza (come l’olio). Difficile distinguere ambedue, perché sono come la carità, verso Dio e verso il prossimo.
  • nel  capitolo 14 si nota come è importante DIVENTARE RICCO. E’ interessante che il testo originale dice che bisogna diventare ricco in affetti, sentimenti, invece nella traduzione italiana "nel cuore". 
  • capitolo due ci ha fato notare, come nel progresso della vita spirituale è necessario lasciare il corpo e andare avanti con i pensieri (cosi diceva s. Bernardo). Vogliamo LASCIARE allora le cose mondane e arrivare a Dio con il cuore e l’anima. Questo ci vuole una disciplina, ascesi, che si può paragonare a una ripida SALITA. 
  • abbiamo riflettuto l’umiltà sull’esempio di MARIA. Suo Magnificat riconosce le grandi meraviglie vita, e ringrazia con l’inno di lode. Se qualcuno non riconosce la presenza di Dio nella sua vita, anzi, dice che tutto che ha guadagnato è suo merito, allora manca in umiltà.
  • riflettendo i capitoli al riguardo di CASTITÀ, ci siamo fermati sull’espressione che "la parola di Dio che è pulita, ci rende puliti.

Jan Marciniak, Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Lukaszuk

Relatore: Tomasz Hawrylewicz
Fotografie: Joe Boenzi

La preghiera e i sacramenti


La Filotea – Seconda Parte, Cap. 12-21
Gruppo in lingua italiana: 
Emmanuel Camilleri, Joachim Tshibangu Tshibanda e Gabriel Stawowy

Il Santo aiuta Filotea a progredire spiritualmente introducendola a un modo sicuro per arrivarci. Questo modo è sicuro perché si fa nella presenza di Dio, Lui che la guarda e le mostra tanto amore. Questo guardare è un atto di amore fra l’anima e il Creatore; l’amore qua è circolare e reciproco. Non c’è bisogno di andare in qualche posto di solitudine: il cuore ha la capacità d’essere questo posto. Perciò, Filotea non deve distaccarsi dal quotidiano, ma proprio nel quotidiano che lei incontra Dio. Il discorso del e sul cuore si fa più intenso. Usa l’espressione cuore a cuore (forse per la prima volta nella Introduzione), cioè in quella intimità dove nessun’altro può entrarci, dove l’anima s’incontra veramente con il Signore. Questo è il raccoglimento spirituale.

Il raccoglimento in Dio aiuta l’anima ad aspirare a Lui. Ma c’è anche una circolarità: ci aspiriamo a Lui per trovare raccoglimento in Lui. Questi due movimenti nascono dai buoni pensieri. Allora se Filotea aspira spesso a Dio, essa si aiuta a liberarsi dai pensieri cattivi. Un metodo per aiutare Filotea è quello delle orazioni giaculatorie. Queste preghiere, piccole, corte, con una prontezza che si balza dal cuore, contengono in esse la capacità di entrare in dialogo continuo con il Signore. Non c’è bisogno di legare il cuore ad una sola orazione giaculatoria, ma l’anima si lascia ispirare in quel momento. Le persone che si amano di un amore umano hanno quasi costantemente il pensiero rivolto alla persona che amano. Così anche quelli che amano Dio non possono passare un momento senza a pensare a Lui. Ecco perché le orazioni hanno un grande significato: esse ci aiutano a pensare a Lui in ogni momento. Il Santo poi provvede molti esempi di Santi e Sante che hanno usato il metodo del raccoglimento spirituale e delle giaculatorie: “Nell’esercizio del raccoglimento spirituale e delle preghiere giaculatorie si trova la profonda radice della devozione” e lui permette anche che “può supplire alla mancanza di tutte le altre forme di orazione. Ma se manca questo non c’è modo di rimediare”.

Nel prossimo capitolo, il Santo savoiardo da delle indicazioni sul come si ascolta la Santa Messa. Anche se usa un tono catechetico, le parole sono belle e edificanti. La Santa Messa è “sole degli esercizi spirituali: il santissimo e sommo Sacrificio e Sacramento ... centro della religione cristiana, cuore della devozione, anima della pietà, mistero ineffabile che manifesta l’abisso della carità divina; per suo mezzo Dio si unisce realmente a noi e ci comunica, in modo meraviglioso, le sue grazie e i suoi doni”. Ma non soltanto questo: la preghiera personale unita alla Santa Messa ha un potere inestimabile ed è “motivo di grande felicità per un’anima offrire devotamente i propri affetti per u n bene così prezioso e desiderabile”.

Francesco invita Filotea di fare uno sforzo per andare a Messa ogni giorno. Se c’è qualcosa che la impedisce, egli invita di essere presente con “il cuore” e in spirito. Il Santo usa un itinerario per aiutare Filotea a vivere bene l’esperienza della Santa Messa. Sono sei i “gradini” o momenti che egli suggerisce:

  1. Si prepara con il sacerdote. Mettersi alla presenza di Dio, umile, indegna e chiedere il perdono.
  2. Dall’ingresso fino al Vangelo si contempla e si considera la venuta e la vita di Nostro Signore in questo mondo.
  3. Dal Vangelo fino al Credo si considera la predicazione del Singore. Filotea è invitata ad affermare che è pronto di vivere o di morire fedele e obbediente alla Chiesa di Cristo.
  4. Dal Vangelo fino al Padre Nostro deve applicare il cuore per contemplare i misteri della passione e morte di Gesù Cristo – due momenti “attuati e essenzialmente rappresentati in questo santo Sacrificio”.
  5. Dopo il Padre Nostro fino alla Comunione “impegnati a far nascere nel cuore mille slanci; esprimi il desiderio ardente di giungere ad essere per sempre unita al Salvatore in un amore eterno”.
  6. Dalla Comunione alla fine della Messa si ringrazia il Signore Gesù per la sua incarnazione, vita, passione, e morte e per il suo amore, implorandolo di essere misericordioso verso di lei, la sua famiglia e la Chiesa.


Filotea è invitata a mettere le sue intenzioni sull’altare come offerta che si unisce al Sacrificio della Messa. Questo itinerario imita nella struttura i classici itinerari proposti da alcuni scrittori mitici. Ma il Santo li adatta in un modo molto semplice per aiutare Filotea a vivere l’Eucaristia.

Co-cathedral of St John, Valetta
Francesco prosegue a parlare di altri esercizi pubblici e comuni. Lui invita che oltre alla Santa Messa sarebbe di grande profitto per l’anima a partecipare alla recita del ufficio delle ore e per i vespri. Questi sono giorni “consacrati a Dio e bisogna fare qualcosa di più in suo onore e gloria”. Sono atti pubblici raccomandati dal Santo perchè “si ricava sempre maggior frutto e più consolazione dalle celebrazioni pubbliche della Chiesa, che non dalle devozioni personali; perché Dio ha così voluto dando la preferenza assoluta agli atti di comunità su quelli privati”. Qui richiama il fatto che Filotea fa parte di una realtà più grande di sè: sentirsi parte di una comunità è importante per l’edificazione personale. Le Confraternite anche sono un mezzo per aiutare Filotea a co-operare con altri nelle opera di carità.
I Santi sono i nostri modelli e Filotea deve rivolgersi anche a loro. Ma non soltanto a loro ma anche agli Angeli e le anime di quelli che si trovano già in Paradiso, che sono come gli angeli. il collocamento con i defunti indica la speranza escatologica che noi dobbiamo avere. Tra i santi poi, la Santa Vergine dev’essere invocata, Lei che è Madre di Dio e nostra madre ci assiste con il suo amore materno.
La Parola di Dio dev’essere sempre ascoltata è accolta con reverenza e attenzione. La giovane Filotea è invitata a farne buon uso della Parola specialmente nel suo cuore. Accoglierla come l’ha accolta la Beata Vergine. Anche libri di devozione e le vite dei Santi sono un aiuto. Le vite dei Santi sono come lo specchio nel quale Filotea può vedere l’immagine della vita Cristiana, cercando di adattarla e applicare le loro azioni nella propria vita.

Le ispirazioni sono “gli inviti, i movimenti, i rimproveri, i rimorsi interiori, i lumi e le cognizioni che Dio genera in noi prevenendo il nostro cuore con le sue benedizioni, con attenzione e affetto di Padre per svegliarci, scuoterci, spingerci, attirarci verso la virtù, l’amore celeste, i buoni propositi: in breve, verso tutto ciò che ci mette in cammino per il nostro bene eterno”. Le ispirazioni sono come una proposta di matrimonio: c’è la proposta da parte dell’uomo; la donna approva questa proposta; essa accetta l’uomo. Lo stesso fa Dio con noi: quando vuole “compiere in noi, per mezzo di noi e con noi un’opera di rilievo, in primo luogo ce la propone ispirandocela; poi tocca a noi esprimerci dicendo se ci piace; in terzo luogo aderiamo con il sì”. Lo stesso processo lo seguiamo per cadere nel peccato: anche qui i processi sono tre. Quando cadiamo nel peccato noi siamo tentati, accettiamo il piacere del peccato, e diamo il nostro consenso. Ci sono comunque tre gradini anche verso le virtù: “...l’ispirazione, che è il contrario della tentazione; il compiacimento nell’ispirazione che è il contrario del compiacimento nella tentazione; il consenso all’ispirazione, che è il contrario del consenso alla tentazione”. Dobbiamo sempre trovare la gioia dentro le ispirazioni e accettarle da Dio. Appena si accettano, si devono attuare subito, senza esitazione: “questo è il culmine della virtù autentica. Consentire nel cuore senza passare ai fatti, è come piantare una vigna senza volerne frutto”.

San Francesco poi passa ancora a parlare della Santa Confessione, della sua necessità nella vita autentica e devota, della grazia che essa porta con se.  Dopo di questo, parla della Comunione frequente. È interessanti come il Santo suggerisce questo, considerando che al suo tempo non si usava molto questa pratica. La ragione principale che il Santo suggerisce è che: “Il Salvatore ha istituito l’augusto sacramento dell’Eucaristia, che contiene realmente la sua carne e il suo sangue, affinché chi ne mangia viva eternamente. Ecco perché, chiunque vi ricorre spesso con devozione, rinforza talmente la salute e la vitalità dell’anima, che è quasi impossibile che rimanga avvelenata dai cattivi affetti di qualunque sorta siano”.

Egli dà lo stesso parere di Sant’Agostino che scrive: “Io non lodo e non biasimo il fatto di ricevere la comunione eucaristica tutti i giorni; ma consiglio ed esorto ciascuno a fare la comunione tutte le Domeniche, purché lo spirito non abbia affetti al peccato”. Il Santo di Savoia lascia la scelta nelle mani del direttore spirituale, che per il Santo è una figura importante se uno vuole riuscire nella vita devota. La decisione per ricevere la Santa Comunione va presa dopo “aver preso in esame lo stato interiore di ciascuno in particolare”. Lui non generalizza ma scende nel personale, cioè è consapevole che le anime hanno disposizioni diverse: “Sarebbe imprudente consigliare a tutti indiscriminatamente la comunione frequente; ma sarebbe ugualmente imprudente biasimare chi la facesse, soprattutto quando c’è di mezzo il parere di un prudente direttore di spirito”. Francesco esorta Filotea “...falla anche tu più spesso che puoi. Giacché, io lo credo, tu non hai alcun affetto al peccato mortale, e nemmeno al peccato veniale, sei nella disposizione richiesta da S. Agostino, e anche qualcosa di più; perché non solo non hai l’affetto a peccare, ma non hai nemmeno l’affetto al peccato. Sicché se il tuo padre spirituale lo trova bene, puoi fare la comunione anche più spesso di ogni domenica”. Se ci sono delle difficoltà che possono sorgere da quelli che vivono intorno alla Filotea, egli l’esorta di ascoltare il direttore spirituale. Sembra che il Santo non incoraggia Filotea di essere un mezzo di scandalo per gli altri: “e coloro cui devi obbedienza e rispetto siano così mal istruiti e così strani da sentirsi inquieti e turbati nel vederti fare la comunione così spesso, nel caso, tutto considerato, sarà bene andare incontro alla loro malattia e fare la comunione soltanto ogni quindici giorni; ciò solo nel caso che la difficoltà non possa esse superata in altro modo. In questo campo non bisogna dare direttive generali, occorre stare a quanto dice il padre spirituale; tuttavia mi sento in obbligo di affermare con certezza che la massima distanza tra una comunione e l’altra non deve superare il mese, almeno in quelli che intendono servire Dio devotamente”. Insiste molto sulla persona del direttore spirituale e il suo parere. Lui non promuove la comunione giornaliera; era consapevole come la pensava la gente a quel tempo. Perciò lascia la decisione fra l’anima e il direttore. Le disposizioni dell’anima, però, devono essere quelli giusti: “Per fare la comunione ogni otto giorni occorre non avere peccati mortali e non avere affetto al peccato veniale, e avere un grande desiderio di fare la comunione; ma per fare la comunione tutti i giorni, oltre a ciò, bisogna aver superato la maggior parte delle cattive inclinazioni ed avere il parere favorevole del padre spirituale”.

La messa quotidiana a St Patricks a Sliema

La preparazione per la Santa Comunione è perciò essenziale: “La preparazione alla santa Comunione comincia la sera precedente,(come era usanza a quel tempo) con molte aspirazioni e slanci d’amore”. La mattina, poi, si deve accostare alla confessione prima di ricever la Comunione. Poi si riceve la Comunione con tanta profonda devozione: “...non muovere più né la testa né le labbra, non per pregare e ancor meno per sospirare, ma apri dolcemente e mediamente la bocca e, alzando la testa quel tanto che basta perché il sacerdote veda quello che fa, ricevi piena di fede, di speranza e di carità Colui al quale, il quale, per il quale e nel quale tu credi, speri, bruci d’amore”. Dopo si rende omaggio al Signore e ringraziarlo per questo grande dono e fare una intenzione particolare: “La tua prima intenzione nella comunione deve essere di progredire, fortificarti e stabilizzarti nell’amore di Dio; perché quello che ti è dato soltanto per amore, tu lo devi ricevere con amore”. Se Filotea incontra qualcuno che la chiede perchè riceve spesso la Comunione, essa deve rispondere che lo fa per imparare a amare Dio: “per purificarti dalle imperfezioni, per liberarti dalle miserie, per consolarti nelle afflizioni, per trovare sostegno nelle debolezze”. Secondo il Santo sono due le categorie di persone che devono fare spesso la comunione: “i perfetti, perché, essendo ben disposti, farebbero molto male a non accostarsi alla sorgente della perfezione; e gli imperfetti, per poter camminare verso la perfezione; i forti per non rischiare di scoprirsi deboli, e i deboli per diventare forti; i malati per guarire e i sani per non ammalarsi; tu poi, creatura imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno di comunicare spesso con la perfezione, la forza e il medico”. Questa dev’essere la risposta di Filotea.

La Santa Comunione aiuta Filotea a rimanere pura nel cuore e nell’anima. Essa è una protezione sicura contro le insidie del male.

Manny Camilleri

Testo di Emmanuel Camilleri
Foto di Joe Boenzi

Friday, November 18, 2011

Spiritual solitude matures the person

Introduction to the Devout Life, Part II, Chapters 10 to 21
Containing Sundry Counsels as to Uplifting the Soul to God in Prayer and the use of the Sacraments
14 November 2011
English-speaking Group: 
Fr John Christy, Fr Arokiadoss Lourdusamy and Fr Mackley Gomes

Frs John, Arokiadoss and Mackley discuss Part II of the Devout Life
Morning Prayer. Presents a simple formula for the morning prayes beginning the day with the invoking the Lord’s blessing and thanking for the night. The day ends with another thanksgivings for the protection  and guidance during the day. A well done examination of conscience prepares us for a repose. These are the simple practices of piety of many religious orders and practically all the Salesian boardings. In modern terms we can understand we start our day as we Login to the computer, invoking God. And close it by logout in the proper way with an examination of conscience.

On Spiritual Retirement. As the body requires rest so too the spirit. Taking time off to rest and relax is a concept welcomed by all. Spiritual solitude is a model practiced by Jesus and great masters of spiritualties. It helps maturing of the person.

Visitation nuns at a restful lake retreat, Wisconsin

Aspirations, Ejaculatory Prayer and Holy Thoughts. Some simple techniques for the soul to be in union with God 24/7 are Aspirations, Ejaculatory Prayer and Holy Thoughts

Other practices of piety. The Offices of the Church, devotions to the Saints, and the proper hearing the word of God are practices that will keep us spiritually healthy.

Inspirations true and false. When the soul is ready for inspiration the Satan is active and vigilant to propose false inspirations. Here comes the role of the Spiritual Director, the Person has to humbly listens to the Spiritual Director and follows the directions diligently.    

On Confession. This part is a beautiful aid to those who begin the practice of confession and those who would like to master it. Who to make a good confession, which are the preparations, how and what sins to confess, the attitude of the penitent are given clearly.Confession is not a act or time of Accusation but a time of transformation there fore the attitude is insisted much in this part. Not to change the confessors often needlessly.

Jesus, the Bread of Life, feeds 5000 - Shillong

Of Frequent Communion and How to Communicate. Writing for the reader of his time, it is clear that the daily communion was not expected of Christians. He says, “I neither recommend nor do I condemn daily reception of the Eucharist, but I persuade and exhort everyone to receive Communion every Sunday”. To receive Communion every week it is required that one be free from mortal sins and from any affections for venial sin and have a great desire to communicate. To communicate everyday it is necessary in addition that we overcome the great part of our evil inclinations and that we follow the advice of our Spiritual Director.

Go often to Communion, as often as you can with the advice of the Spiritual Director because by adoring and eating beauty, purity and goodness itself in this divine sacrament you will become wholly beautiful wholly good and wholly pure.


Summary by John Christy
Photos by Joe Boenzi

L'anima aperta al Sole di Giustizia

Filotea, Parte Seconda, Capitoli 12-21
Gruppo di lingua polacca: 
Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Grzegorz Lukaszuk, Jan Marciniak

Gruppo di lingua polacca condividono le impressioni sulla Filotea
La seconda parte della “Filotea” contiene diversi consigli per elevazione dell'anima a Dio. Nella nostra discussione ci siamo soffermati sull'importanza della Comunione eucaristica. San Francesco di Sales dice al lettore: “Comunicati spesso, Filotea, più spesso che puoi, secondo il parere del tuo padre spirituale; e credimi, (...) a forza di adorare e di nutrirti di bellezza, di bontà e della stessa purezza di questo Divin Sacramento, diventerai bella, santa e pura” (cap. 21). Il santo vescovo suggerisce la Comunione frequente per tutti perché “i perfetti, essendo ben disposti, farebbero molto male a non accostarsi alla sorgente della perfezione; e gli imperfetti, per poter camminare verso la perfezione; i forti per non rischiare di scoprirsi deboli, e i deboli per diventare forti; i malati per guarire e i sani per non ammalarsi; tu poi, creatura imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno di comunicare spesso con la perfezione, la forza e il medico”(cap. 21). Se non si può fare la Comunione sacramentale, il santo propone di fare almeno la comunione spirituale e così entrare nell'unione con il Salvatore, rinforzando la salute e la vitalità dell'anima (cap. 20).

Il secondo punto importante è sottolineare che tutto può essere una ispirazione per elevare l'anima al Signore (cap. 12) e seguendo l'esempio di tanti santi usare questi piccoli mezzi per unirsi a Dio: tramite le aspirazioni, le giaculatorie, i buoni pensieri (cap.13). San Francesco di Sales nota che il raccoglimento spirituale e le preghiere giaculatorie sono i due mezzi per esercitare la vita contemplativa e attiva nello stesso momento (per diventare contemplativo nell'azione) (cap. 13, 18).


Tra gli immagini che ci hanno piaciuti abbiamo segnalato gli uccelli che si nascondono per rifugiarsi quanto ne sentono bisogno, o come i cervi che si raccolgono e si mettono in riparo, “così il nostro cuore, dice Francesco, ogni giorno deve cercare e trovare un posto per potersi all'occorrenza raccogliere: o sul Calvario, o nelle piaghe di nostro Signore, o in qualche luogo vicino” (cap. 12). Le altre immagini notate sono: “il pellicano del deserto, che, con il proprio sangue, ridà la vita ai piccoli morti”, “Dio ha sempre gli occhi rivolti verso di te e ti guarda con infinito amore”.

Gli altri buoni esempi sono: gli esercizi spirituali: quello del mattino è spalancare la finestra dell'anima al sole di giustizia, quello della sera, sbarrare la finestra alle tenebre dell’inferno (cap.11) e quel esempio per gli sposi cristiani e della loro unione intima in Cristo, l'esempio del beato Eleazaro, che si trovava lontano da casa da molto tempo, e sua moglie devota e casta Delfina. Eleazaro rispondeva: "Sto bene, mia cara; se vuoi vedermi, cercami nella piaga del costato del dolce Gesù, perché è là che abito e là mi potrai trovare. Invano mi cercheresti altrove"(cap.12).

Relatore: Tomasz Grzegorz Lukaszuk
Fotografie di Joe Boenzi

Thursday, November 17, 2011

Journeys and guides

Introduction to the Devout Life
Part First, Chapters 1 to 8
A report of the group discussion involving
Fr. John Christy, Fr. Lourdusamy Arokiadoss and Fr. Mackley Gomes


Virtue is the most pleasing thing to God.
  • A genuine and a living devotion to God presuppose love of God.
  • Devotion is spiritual agility and vivacity by which charity works in us.
  • Devotion is queen of virtues since it is the perfection of charity.
  • True devotion is love in action.
  • Chartity is a spiritual fire when it bursts into flames then it is called true devotion.
There are beautiful comparisons made between charity and devotion
Charity Devotion
Milk Cream
Plant Blossom
Precious stone Lustre
Rich ointment odour

Devotion is possible for every vocation.
  • The world tries to say that devout people are unhappy by which trying to make devotion undesirable, but devout people are happy and loveable. In fact they are like spiritual sugar.
  • Jacob’s ladder is the true picture of devout life.
  • True devotion adorns and beautifies one’s vocation and occupation
Altarpiece, Immaculate Conception Church (1619) Panaji Goa
True devotion never harms rather is perfects things. As honey bees extract honey from the flowers without hurting them or disturbing them, so true devotion brings out the best in every situation.

There is no journey without a guide for our journey. A faithful friend and a guide is a true medicine for our life and immortality.

Qualities of a good guide
  1. S/he must be full of charity
  2. S/he must be a person of Knowledge.
  3. S/he must be a person of prudence.
The one who is guided should have the following:
  1. Simplicity
  2. Humility
  3. Confidence
The spiritual journey starts with purifying our souls. And it's an ongoing process.
We are always victorious provided we have the willingness to fight.
Soul should rise from sin to devotion
Eg. As the dawning of the Sun ( is not sudden but gradual)

The first purgation is of Mortal sin. There should be renewal of the heart and conversion of the soul.
Second purgation is the affection of sin.
We try to live in the effect of the sin and not the affection of the sin.
We need to purify ourselves from all its affection.
We also need to have strong and living conviction of the evils of sin.

Ruins of Augustinian Convent (1622), Holy Hill Panaji, Goa
The value of a general confession:
  • summons us to know ourselves 
  • assumes wholesome sorrow 
  • calms our minds 
  • excites us to good resolutions 
  • Provides our spiritual director with the opportunity to advise us better and helps us to reveal ourselves with confidence.
Eg, just like when we dislike someone we dislike also his relatives, in the same manner when hate sin we will also dislike the occasions that lead to sin

Affection for sin always leaves us with a ‘wearines in spiritual life’, which makes us fall again. We need to increase our repentance and contrition.

Report by Arokiadoss
Photography by Joe Boenzi

Rose e spine

FILOTEA  - II Parte - Capitoli da XII a XXI
Gruppo in lingua italiana:
Gábor Hartai, Virgilio Radici, Marco Choi Jin Won e César Oberto


Quello messo in corsivo sono le IMMAGINI; il resto ciò che mi ha colpito. Tra parentesi tonde vi sono le pagine. La nostra edizione: S. Francesco di Sales, Filotea. Introduzione alla vita devota, a cura di Ruggero Balboni, 15ª ed. (Milano: Paoline, 2010).

Capitolo XII - IL RACCOGLIMENTO SPIRITUALE

Scoprirai che Dio ha sempre gli occhi rivolti verso di te e ti guarda con infinito amore. Tu dirai allora: O Dio, perché anch’io non ti guardo senza stancarmi, come tu guardi me? Perché tu pensi tanto a me e io così poco a Te? [...] Allo stesso modo che gli uccelli hanno i nidi sugli alberi per potercisi rifugiare quando ne sentono il bisogno, e i cervi hanno i loro cespugli e i loro rifugi, dove si raccolgono e si mettono al riparo, godendosi il fresco e l’ombra in estate, così, o Filotea, il nostro cuore, ogni giorno, deve cercare e trovare un posto per potersi, all’occorrenza, raccogliere: o sul Calvario, o nelle piaghe di Nostro Signore, o in qualche luogo vicino. Potrà quivi sostare e ritemprarsi, pur tra le occupazioni esteriori, e difendersi, se necessario, come in una fortezza, dalle tentazioni (89-90).

Capitolo XIII - LE ASPIRAZIONI, LE GIAGULATORIE E I BUONI PENSIERI

S. Gregorio, Vescovo di Nazianzo, raccontava al popolo che, mentre un giorno passeggiava lungo la riva del mare, guardava le onde che, giungendo sulla spiaggia, lasciavano conchiglie e chiocciolette, ciuffi d’erba, ostriche e altri rifiuti che il mare rigettava, si potrebbe quasi dire, sputava sulla spiaggia; poi, ritornava con altre onde, riprendeva e inghiottiva di nuovo una parte del tutto. Gli scogli invece rimanevano ben saldi, nonostante che le onde li investissero con violenza. E fece questa riflessione: i deboli, come conchiglie, chiocciole e ciuffi d’erba si lasciano trascinare un momento nell’afflizione, un altro nella gioia, in balia delle onde della sorte; ma la gente che ha coraggio, rimane salda e immobile in mezzo a qualsiasi bufera [...] (94).

Il grande S. Basilio diceva che la rosa tra le spine è un insegnamento per gli uomini: Le cose più gradevoli di questo mondo, o mortali, sono frammiste a sofferenza. Niente è schietto: il rimpianto è sempre unito alla gioia, la vedovanza al matrimonio, la premura al risultato, l’umiliazione alla gloria, il prezzo agli onori, la ripugnanza alle delizie, la malattia alla buona salute [La rosa, anche se bella, ricorda il peccato che produce spine in terra] (95-96).

La ras tra le spine (Los Altos, aprile 2011)
«Nell’esercizio del raccoglimento spirituale e delle preghiere giaculatorie si trova la profonda radice della devozione: può supplire alla mancanza di tutte le altre forme di orazione. Ma se manca questo non c’è modo di rimediare.

Senza questo esercizio non è possibile la vita contemplativa, anzi sarà mal condotta anche quella attiva; senza questo il riposo è ozio, il lavoro preoccupazione; perciò ti supplico di abbracciarlo con tutto il cuore, senza staccartene mai!» (97).

Capitolo XIV - COME ASCOLTARE LA SANTA MESSA

Sei sono i consigli. Primo, mettiti alla presenza di Dio. Secondo, rifletti sulla venuta di nostro Signore in questo mondo. Terzo, ascolta la Parola in unione con la Chiesa Cattolica. Quarto, occupa il cuore ai misteri della Morte e Passione del nostro Redentore attuati in questo sacrificio. Quinto, esprimi il desiderio di essere sempre unito al Salvatore in un amore eterno. Sesto, ringrazia la Maestà divina per l’Incarnazione, la Vita, la Morte, la Passione e l’Amore che ci dimostra in questo sacrificio e invoca su di te e sui propri cari la benedizione divina di nostro Signore (Cf. 99).

Capitolo XV - GLI ALTRI ESERCIZI PUBBLICI E COMUNI

E poi (e voglio dirlo una volta per tutte), si ricava sempre maggior frutto e più consolazione dalle celebrazioni pubbliche della Chiesa, che non dalle devozioni personali; perché Dio ha così voluto dando la preferenza assoluta agli atti di comunità su quelli privati (100).

Invocare i santi! (Affresco, Vicende nella vita di san Benedetto, Subiaco)
Capitolo XVI - BISOGNA ONORARE E INVOCARE I SANTI

Le anime sante dei defunti che ora si trovano in Paradiso, in compagnia degli Angeli, uguali ad essi, come dice Nostro Signore, hanno lo stesso ufficio: ispirarci con le loro preghiere e portare a Dio le nostre aspirazioni (101).

Onora, riverisci e rispetta con amore speciale la santa e gloriosa Vergine Maria: ella è Madre del nostro Padre sovrano e perciò anche nostra cara nonna. Ricorriamo a Lei quali nipotini, gettiamoci sulle sue ginocchia con assoluta fiducia; in ogni momento, in ogni circostanza, facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il suo amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virtù, abbiamo per Lei un sincero cuore di figli (101-102).

Renditi molto amico degli Angeli; impara a vederli sempre presenti, anche se invisibili, nella tua vita (102).

Scegliti qualche santo particolare la cui vita e i cui esempi maggiormente ti invitano all’imitazione e nella cui intercessione ti trovi ad avere maggior fiducia: come quello del nome che porti e che ti è stato assegnato nel Battesimo (102-103).

Capitolo XVII - COME VA ASCOLTATA LA PAROLA DI DIO

Ricordati che Nostro Signore accoglie le parole che gli rivolgiamo nelle preghiere, nella misura nella quale accogliamo quelle che Egli ci rivolge con la predicazione (103).

Leggi anche le Storie e le vite dei santi, nelle quali puoi vedere la vita cristiana, come in uno specchio; adatta le loro azioni ai casi della tua vita secondo il tuo stato. Benché molte azioni dei Santi non siano imitabili in senso letterale, da gente che vive nel mondo, hanno senz’altro qualche cosa da insegnarci o da vicino o da lontano; [...] (103-104).


Capitolo XVIII - COME VANNO ACCOLTE LE ISPIRAZIONI

«Tre sono i movimenti che si susseguono nella promessa sposa prima di giungere al matrimonio: in primo luogo le viene proposto il matrimonio, poi ella lo trova di suo gradimento, infine dà il suo consenso.

Allo stesso modo, quando Dio vuole compiere in noi, per mezzo di noi e con noi un’opera di rilievo, in primo luogo ce la propone ispirandocela; poi tocca a noi esprimerci dicendo se ci piace; in terzo luogo aderiamo con il sì.

Lo stesso processo lo seguiamo per cadere nel peccato: anche il tal caso i movimenti sono tre: la tentazione, il compiacimento, il consenso.

Per conquistare la virtù i gradini sono sempre tre: l’ispirazione, che è il contrario della tentazione; il compiacimento nell’ispirazione che è il contrario del compiacimento nella tentazione; il consenso all’ispirazione, che è il contrario del consenso alla tentazione» (105).

Acconsenti con un’adesione piena d’amore e fedele all’ispirazione; in modo che Dio, che non sei in grado di costringere, si sentirà fortemente obbligato dal tuo affetto. Ma prima di dare il consenso alle ispirazioni per cose importanti e straordinarie, per non rischiare di cadere in inganno, consigliati sempre con la tua guida, perché esamini se l’ispirazione è vera o falsa (106).

Capitolo XIX - LA SANTA CONFESSIONE

Il nostro Salvatore ha lasciato alla sua Chiesa il sacramento della Penitenza o Confessione perché potessimo purificarci dalle nostre iniquità, per numerose che siano, tutte le volte che ci infanghiamo (107).

Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti (108).

[...] non accusarti di non aver pregato Dio con la dovuta devozione; ma specifica se hai avuto delle distrazioni volontarie perché non hai avuto cura di scegliere il luogo, il tempo e il contegno atti a favorire l’attenzione nella preghiera; accusati con semplicità di quello in cui trovi di aver mancato, senza ricorrere a quelle espressioni generiche che, nella confessione, non fanno né caldo né freddo (109).
Non cambiare facilmente di confessore, ma scegline uno e rendigli conto della tua coscienza nei giorni che avrai stabilito; [...] (110).


Capitolo XX - LA COMUNIONE FREQUENTE

[...], chiunque vi ricorre spesso con devozione, rinforza talmente la salute e la vitalità dell’anima, che è quasi impossibile che rimanga avvelenata dai cattivi affetti di qualunque sorta siano (111).

Se è vero che i frutti più teneri, soggetti a corrompersi, come le ciliegie, le albicocche e le fragole, si conservano facilmente tutto l’anno una volta canditi nello zucchero e nel miele, nessuna meraviglia che i nostri cuori, benché fragili e deboli, siano resi immuni dalla corruzione del peccato quando sono trattati con quello zucchero e quel miele che sono la carne e il sangue incorruttibili del Figlio di Dio (111-112).

Sarebbe imprudente consigliare a tutti indiscriminatamente la comunione frequente; ma sarebbe ugualmente imprudente biasimare chi la facesse, soprattutto quando c’è di mezzo il parere di un prudente direttore di spirito (112).

In questo campo non bisogna dare direttive generali, occorre stare a quanto dice il padre spirituale; [...] (113).

Capitolo XXI - COME BISOGNA FARE LA COMUNIONE

«La preparazione alla santa Comunione comincia la sera precedente, con molte aspirazioni e slanci d’amore. Ritirati per tempo in camera tua, prima del solito; così il mattino seguente sarai pronta per alzarti più presto. Se durante la notte dovessi svegliarti, metti subito nel cuore e sulla bocca qualche pensiero odoroso, per profumare la tua anima e prepararla a ricevere lo sposo che veglia mentre dormi e si prepara ad arricchirti di infinite grazie e favori se sei pronta a riceverli.

Al mattino alzati con grande gioia per la felicità che speri e, dopo esserti confessata, va, con grande fiducia, ma anche con grande umiltà, a ricevere quel cibo celeste che ti nutre per l’immortalità [...].
Filotea, immaginati che, simile all’ape che dopo aver raccolto sui fiori la rugiada del cielo, e il succo più squisito della terra lo trasforma in miele e lo trasporta nella sua arnia; il sacerdote sull’altare prende tra le mani il Salvatore del mondo, vero Figlio di Dio, simile a rugiada discesa dal cielo e vero Figlio della Vergine, simile a fiore sbocciato dalla terra della nostra umanità, e lo offre in cibo di soavità alla tua bocca e al tuo corpo» (115).

Se ti domandano perché fai la comunione così spesso, rispondi che è per imparare ad amare Dio, per purificarti dalle imperfezioni, per liberarti dalle miserie, per consolarti nelle afflizioni, per trovare sostegno nelle debolezze. Rispondi che sono due le categorie di persone che devono fare spesso la comunione: i perfetti, perché, essendo ben disposti, farebbero molto male a non accostarsi alla sorgente della perfezione; e gli imperfetti, per poter camminare verso la perfezione; i forti per non rischiare di scoprirsi deboli, e i deboli per diventare forti; i malati per guarire e i sani per non ammalarsi; tu poi, creatura imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno di comunicare spesso con la perfezione, la forza e il medico (116).


Testo di Gabor Hartai e Virgilio Radici
Foto di Joe Boenzi